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POLTIGLIA (PAPER-MEN)

La mia migliore amica è stata mia madre. Ci separano tuttora 15 teneri anni. Si tagliano con un grissino! 
Mio padre faceva il turnista in fabbrica e lei si occupava di me.  
Il tempo di contare le dita di una mano e lei dovette cercare lavoro. L’ombra pesante di un mutuo, marciava sul cielo terso e  serviva un tetto per non far piovere sui nostri giovani cuori. 
Faceva la cuoca, mentre io amministravo me stessa. 
Pensavo che gli orologi fossero una vera truffa. I secondi non passavano mai, altro che acqua sotto i ponti!
Ero naufraga e Sola. 
Autonoma come solitamente si desidera essere  20 anni più tardi. 
La mia compostezza mascherava la paura e il desiderio di anime, presenze. Fu così che un giorno provai a riempire le distanze  con un compagno immaginario. A lui raccontavo tutto. Proprio tutto. 
Ci divertivamo, anche se era evidente la mia spiccata dote di attrice.  
Mi mancava tremendamente. La parola mamma, era l’eco delle gocce che si schiantavano sul pavimento fresco di cera.  Io, brava bambina con un dolore muto, una ragazzina educata a vivere da grande… E un vuoto enorme in mezzo.  
Mi ritrovo qui.
Ho tatuato sulla nuca i miei figli, il mio orgoglio, la mia medaglia al valore, il mio volermi bene. La realizzazione di un fragile sogno che ho pagato sulla mia pelle, ma che mi fa sentire piccola e meno sola, ora che la madre sono io. Ora che al fianco di quella fanciulla in gonnella, c’è qualcuno che assieme a lei stringe un palloncino a forma di cuore. 
La vita è un frullatore che t’affetta l’anima, la fa poltiglia. L’amore è l’enzima che la rende più digeribile. 
E come inchiostro su uomini-carta, rimane. 
Una storia già scritta, soltanto da vivere