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Metropoli-Tana

PORTA.MENTI(S)

Metropoli-Tana

PORTA.MENTI(S)

Ciondolante, appeso al tracollo emotivo, le strade del centro amavo percorrere. Gli edifici incollati in un patchwork di vite umane, lasciavano colare dalle pareti, una calca di racconti variegati.  Dalle finestre, filamenti di tungsteno rovente, strappavano alle tenebre sagome scure. "M'assomigliano!" pensai. Così cupe, mute e senzadio da essere me. Non vi era porta alcuna alla quale volessi e potessi bussare. Quale diavolo poteva aiutare un demone come me?
Poi arrivò un bel giorno, di quelli in cui la vocazione alla sconforto totalitario mi si leggeva tra gli orli della fronte. Nel punto esatto del non ritorno capii che il primo a tendermi una mano, sarei dovuto essere proprio io.  Così fu che l'alzai, la ritrassi leggermente verso il bicipite a caricare bene e sparai un colpo verso il portone.
Il favore più potente che potessi farmi. Picchiare alla porta, abbassare l'orgoglio, dragare il mio ventre, soffrire, sudare. Qualcuno che può aiutarti a capire, se ti vuoi bene sul serio, te lo devi cercare.
Darsi del tu. Un gesto d’amore. Non guarire del tutto, bensì  gestire i propri limiti e valorizzarsi di più.  Lo scoglio a cui mi sono aggrappato è l’amore che mi sono voluto dedicare. 

Copyright 2020 - Luca Giuliani